Le condizioni climatiche del 2021 condizionano pesantemente le colture estensive, con cali produttivi rilevanti. Sempre più necessaria una adeguata tecnica agronomica.
Sono iniziate da qualche giorno le trebbiature del mais nella nostra provincia ed al momento della consegna ai centri di raccolta si conferma quello che giù da tempo si temeva, ovvero un generalizzato calo produttivo dovuto all’andamento climatico particolarmente siccitosi di quest’anno.
Stefano Maestri, vice presidente di Coldiretti Ferrara e presidente della coop CESTA, osserva: “La situazione nella zona dove opera la nostra cooperativa (nel comprensorio copparese) è a macchia di leopardo, molto dipende dalla tipologia di terreno e soprattutto dall’aver o no potuto eseguire interventi di irrigazione. Chi non ha irrigato si trova con produzioni di mais in picchiata, mediamente del 40/50% in meno, soprattutto in confronto allo scorso anno che era stato favorevole alla coltura. Quest’anno invece ci sono appezzamenti addirittura senza pannocchie, abortite per il gran caldo, o talmente scarse che le produzioni sono assolutamente deludenti. Abbiamo avuto un caso di un raccolto di soli 20 quintali per ettaro: un livello al quale evidentemente non conviene neppure raccogliere. Di fronte a questi dati sconfortanti appare necessario ed incontrovertibile che di fronte a costi di produzione in crescita è indispensabile rivedere le proprie tecniche agronomiche ed in relazione al proprio tipo di terreno adottare la pratica irrigua più idonea. Senza l’acqua al momento giusto colture come il mais (ma vale anche per la soia) non sono economicamente sostenibili e saranno sempre meno gli agricoltori che semineranno”.
Il clima torrido dei mesi scorsi (in gran parte del ferrarese è ormai dalla tarda primavera che non ci sono piogge in misura sufficiente per le colture) oltre che al mais ha provocato problemi di produzione anche per i foraggi, in diversi casi con medicai che non hanno ricacciato dopo i primi tagli a causa di colpi di calore, con temperature a livelli record e quindi perdite anche in questo caso mediamente attorno al 30/40%. Un problema non da poco considerato che ormai le colture foraggere riguardano quasi 33.000 ettari della superfice agricola ferrarese (tra erbai e medicai), tanto quanto il grano tenero.
A questo proposito Tiziano Migiani amministratore de “L’erba del Persico”, con circa 1.500 ettari di medicai, sottolinea quanto i venti caldi estivi e le elevate temperature del 2021, abbiano di fatto essiccato la parte aerea della pianta di medica, compromettendo oltre un terzo della produzione di foraggio.
“Una situazione anomale ed eccezionale – continua – per la quale chiediamo un intervento da parte del fondo di solidarietà nazionale con le procedure del decreto 102, tenuto anche conto che si tratta di coltivazioni che nella futura PAC, svolgono un ruolo importante nell’applicazione degli ecoschemi, e quindi che ai produttori dovrebbe essere dato un aiuto che sostenga situazioni di difficoltà, come ad esempio i prezzi non adeguati di questo momento”.
Molto probabilmente anche la produzione di soia, laddove non irrigata, risentirà di questo andamento climatico, con riduzione delle quantità prodotte.
Peraltro la siccità incide anche sullo stato dei terreni, rendendone più difficile la lavorazione per le colture della prossima annata, costringendo ad un maggior consumo di carburante per l’affinamento e maggiori rischi di rottura delle attrezzature con un aumento dei costi di produzione.




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