Gli spot realizzati dal Ministero dell’agricoltura e della sovranità alimentare sono enormemente utili per la difesa della salute delle persone e del reddito degli agricoltori. Aiutano i cittadini a leggere le etichette e promuovono la pasta fatta con il 100% di grano italiano. Un’operazione che contribuisce a smascherare un grande inganno che si perpetra da sempre sugli scaffali dei supermercati, dove leggi made in Italy sull’etichetta, ma spesso trovi pasta fatta con grani non italiani.
Vent’anni fa il fatturato totale dell’industria pastaria italiana era di 3,5 miliardi; oggi oscilla fra i 7 e i 7,2 miliardi. Di questa quota circa il 40% è destinato al consumo interno, il restante 60% viene esportato. Vent’anni di boom quindi, vent’anni all’insegna di una narrazione “Pasta italiana = grano italiano”. Lo sanno bene i pastai – e i loro investimenti pubblicitari lo confermano – non ne hanno garanzia i consumatori.
Un inganno che penalizza tutti i cittadini italiani, perché fa male all’agricoltura, all’ambiente e alla salute. Importiamo soprattutto grano canadese, essiccato con il glifosato, molecola considerata da molti studi potenzialmente cancerogena. Un trattamento che è, non a caso, vietato in Italia e in Europa, dove però ne è, a nostro avviso paradossalmente, ammessa l’importazione. Lasciare che il consumatore possa essere informato e scegliere di conseguenza se consumare un grano essiccato chimicamente o uno lasciato maturare al sole, crediamo sia il minimo. Quella pasta la mangerà lui, i suoi familiari e i suoi figli, nella maggior parte dei casi quasi ogni giorno. Deve poter scegliere e per scegliere ha bisogno di sapere da dove viene quel grano che lo nutrirà per una vita intera.
In questa direzione la messa in onda degli spot sulla pasta è una grande operazione verità messa a punto dal Ministero, che può dare ossigeno ad una filiera asfissiata dai comportamenti speculativi di quelli che chiamiamo trafficanti di grano, che su questo inganno si sono ingrassati per molto, troppo tempo. Ed è anche una grande spinta per tutte le componenti sane della filiera della pasta italiana - e lo può essere anche per quelle che hanno intenzione di redimersi - affinché si possa creare valore, per tutti, agricoltori, trasformatori, distributori e consumatori. A questi ultimi va restituita la certezza che quello che acquistano corrisponda alle loro intenzioni.
Le molteplici fragilità del tempo che viviamo ci impongono di abbattere speculazioni e inganni e di fare sistema e su questo terreno lanciamo un appello per l’apertura di un nuovo e ampio dialogo nella filiera per dare valore al 100% italiano, a partire dalla creazione di spazi dedicati all’interno della grande distribuzione. Così come va evidenziata l’origine del grano di quella ottenuta, in tutto o anche solo in parte, con prodotto straniero, indicando in maniera immediatamente visibile sugli scaffali la provenienza, a partire da Canada dove si usa il glifosate.
Per questo non solo ringraziamo il Ministro Lollobrigida per l’iniziativa presa, ma lo esortiamo a portare avanti la sua intuizione con ulteriori passi in questa direzione.
Al ministro chiediamo anche più controlli e l’adozione da parte degli organismi preposti di tecnologie, già disponibili e sperimentate, che consentono controlli immediati e ad ampio spettro sull’origine dei prodotti alimentari. Dal canto nostro, Coldiretti continuerà a battersi contro i trafficanti di grano e di altri prodotti, mobilitandosi ai porti, alle frontiere e davanti ai cancelli di chi gioca fuori dalle regole per difendere la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori



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