Con la possibilità che viene data ai pescatori di recuperare rifiuti finiti in acqua, occorre anche dotare i punti di sbarco delle necessarie infrastrutture e dei servizi necessari al corretto smaltimento finale. Nella nostra Regioni progetti pilota dal FLAG
Dopo l’approvazione della legge “Salva mare” è indispensabile procedere da subito all’individuazione di isole ecologiche nei porti per dare la possibilità ai pescatori italiani di veder riconosciuto il nuovo ruolo di custodi e pulitori dei fondali marini. È quanto afferma la Coldiretti Impresapesca nel lanciare un appello alle amministrazioni comunali e alle autorità portuali per dotare gli scali delle infrastrutture necessarie a rendere operativa la nuova normativa.
La legge “Salva mare” prevede in pratica – spiega Coldiretti Impresapesca – che chi recupera rifiuti di plastica in mare o in acque dolci, come ad esempio i fiumi, non sarà più costretto a ributtarli in acqua, per non essere denunciato addirittura per traffico di illecito di rifiuti, ma potrà portarli in porto per smaltirli. Una novità che riguarda soprattutto i pescatori italiani che potranno così contribuire a tenere puliti i mari riportando a terra la spazzatura recuperata durante l’attività, senza dover rischiare sanzioni o dover pagare tasse per rifiuti speciali. In questo senso può essere interessante l’esperienza del FLAG costa Emilia-Romagna, che nel corso della attuale programmazione comunitaria ha pubblicato bandi per la realizzazione di isole ecologiche nei punti di sbarco della costa adriatica. Un progetto che potrà essere ripreso anche da altri territori ed altre marinerie per favorire, in accordo tra enti pubblici, amministrazioni ed istituti di ricerca, un ciclo virtuoso della gestione dei rifiuti sottratti al mare.
La nuova legge rappresenta un modo per valorizzare il ruolo della Flotta Italia di custode dell’ambiente, potendo contare su un “esercito” 12000 imprese e 28000 lavoratori. Ma per sostenere la marineria italiana nel nuovo compito occorre anche creare le condizioni per garantirne un’attività messa oggi sempre più a rischio dagli effetti della guerra in Ucraina con i rincari del gasolio per i pescherecci che hanno portato molti armatori a tagliare le uscite in mare per non dover lavorare in perdita.
Ma a pesare sono anche – conclude Coldiretti Impresapesca - le scelte dell’Unione Europea che hanno portato a una riduzione dell’attività di pesca per un corposo segmento produttivo della flotta peschereccia nazionale a poco più di 120 giorni, pari ad un terzo delle giornate annue, portandola di fatto sotto la soglia della sostenibilità economica e facendo sparire dai banchi di mercati il prodotto Made in Italy, sostituendolo con quello straniero.




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