Fa leva sul patriottismo il tricolore, che sventola sul 14% delle confezioni alimentari ma in ben il 25% dei prodotti sugli scaffali c’è un evidente richiamo all’italianità che spesso viene sfruttata a sproposito. Lo afferma Coldiretti in occasione della Giornata nazionale della Bandiera, con la celebrazione del 222/o anniversario della nascita del Primo Tricolore, sulla base dei dati dell’Osservatorio lmmagino.
Così se quasi i 2/3 degli italiani sono disponibili a pagare almeno fino al 20% in più per garantirsi l’italianità del prodotto che si portano a tavola e con un aumento del 3% su base annua delle vendite dei prodotti alimentari identificati dal tricolore, sono purtroppo molti gli inganni, rilevati anche dall’ l’Autorità Garante della concorrenza che - sottolinea la Coldiretti – ha contestato tra l’altro la presenza della bandiera italiana e della scritta “Product of Italy” su vasetti di Pomodori secchi a filetti e di Frutti del cappero provenienti rispettivamente da Turchia e Marocco, dato che in entrambe le etichette la presenza di bandiere e di scritte sull’italianità dei prodotti poteva indurre i consumatori a pensare che le conserve fossero preparate con verdure coltivate in Italia. Un indirizzo che è supportato dagli interventi della Corte di Cassazione che va tuttavia rafforzato da una normativa più stringente come previsto dalle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti La riforma Caselli – spiega la Coldiretti – prevede un rafforzamento dell’articolo 517 del Codice Penale sull’uso di nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, la provenienza o la qualità dell’opera o del prodotto.
La situazione è ancora piu’ grave all’estero, dove l’utilizzo del tricolore sui prodotti alimentari non è tutelato nell’ambito degli accordi bilaterali stipulati dall’Unione Europea, dal Ceta con il Canada, fino a quello con il Giappone, e i colori nazionali vengono sfruttati strumentalmente per “spacciare” il falso Made in Italy. Il risultato è che l’ “agropirateria” internazionale fattura oltre 100 miliardi di euro utilizzando impropriamente bandiera, parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale.
Per tutelare il vero Made in Italy la Coldiretti ha promosso insieme ad altre nove organizzazioni l’Iniziativa Europea dei Cittadini “EatORIGINal – Unmask your food” per estendere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti. Nello specifico – sottolinea Coldiretti – questa proposta d’iniziativa dei cittadini si prefigge di rendere obbligatoria l’indicazione del paese di origine per tutti gli alimenti trasformati e non trasformati in circolazione nell’Ue. La petizione chiede di migliorare la coerenza delle etichette, inserendo informazioni comuni nell’intera Unione circa la produzione e i metodi di trasformazione, al fine di garantire la trasparenza in tutta la catena alimentare. Il sito per sottoscrivere l’iniziativa è: www.eatoriginal.eu, oppure, muniti di carta di identità, presso tutti gli uffici zona Coldiretti e nei Mercati di Campagna Amica.
7 Gennaio 2019
NELLA GIORNATA DEL TRICOLORE È SOS INGANNI PER IL 25% DEGLI ALIMENTI. CRESCE IL FALSO MADE IN ITALY



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