3 Agosto 2012
COLDIRETTI: E’ STATO DI CALAMITA’ PER CALDO E SICCITA’ CHE DA MESI SOFFOCANO LE COLTURE E GLI ALLEVAMENTI.

Ci sono le condizioni per avviare le procedure per la dichiarazione di stato di calamità naturale nelle zone colpite dalla siccità che ha provocato perdite superiori a mezzo miliardo di euro all’agricoltura italiana,  colpendo prodotti simbolo del Made in Italy, dal pomodoro al vino ma anche i prodotti base dell’alimentazione degli animali allevati per produrre i prestigiosi formaggi e prosciutti a denominazione di origine. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che il caldo torrido e la mancanza di acqua hanno compromesso il raccolto di centinaia di migliaia di ettari di terreno coltivato a mais, girasole, soia, bietola, pomodoro e uva. Le produzioni di mais e barbabietola da zucchero sono praticamente dimezzate in certe aree del settentrione, come nella provincia di Ferrara, dove le colture non irrigati o irrigate fuori tempo, non reggono lo stress della mancanza di precipitazioni e stanno inesorabilmente seccando; la vendemmia sarà ben al di sotto dei valori medi mentre per il pomodoro si contano perdite superiori al 20 per cento sia al nord che al sud Italia, ma mancano anche i foraggi e l’acqua per l’alimentazione negli allevamenti del centro Italia. Ma oltre alla mancanza dell’acqua gli effetti del caldo si fanno sentire anche sulla produzione di latte. Le mucche hanno prodotto in media dal 10 al 20 per cento di latte in meno con punte che arrivano anche al 50 per cento nei giorni piu’ roventi. Per le mucche - sottolinea la Coldiretti - il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte anche se in soccorso in molte stalle sono scattate le contromisure con l’accensione di ventilatori e doccette refrigeranti e l’utilizzazione di integratori specifici a base di sali di potassio nell'alimentazione preparata dagli allevatori che fanno però aumentare in misura esponenziale i costi a carico delle imprese. L'afa e le alte temperature - continua la Coldiretti - hanno tolto l'appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40 per cento in meno della consueta razione giornaliera di 3,5 chili di mangime e con un conseguente, sostanziale calo dell’accrescimento. Il caldo ha pesanti effetti - conclude la Coldiretti – anche sulle galline, che producono meno uova, e sulle api che non riescono a prendere il polline e il nettare mettendo a rischio la produzione di miele.
Per quanto riguarda la nostra provincia si temono gli effetti sui costi di produzione dell’eccezionale ricorso all’irrigazione straordinaria di soccorso, con il consumo di grandi quantità di carburante per far funzionare le pompe e gli irrigatori, mentre laddove non vi è possibilità irrigua o non ci sono le necessarie attrezzature i raccolti sono compromessi: in molti campi di mais si sta procedendo a trinciare il prodotto, privo delle spighe in grado di produrre la granella, oppure è già iniziata la raccolta, con rese unitarie assolutamente deludenti. La soia sta mostrando evidenti segni di sofferenza, dove non si è potuto irrigare anche il sorgo, coltura solitamente resistente alla siccità, è in crisi e in molti casi non produrrà. Il gran caldo inoltre oltre ad accelerare i tempi di maturazione e concentrare grandi quantità di prodotto in pochi giorni utili, sta condizionando la pezzatura della frutta, mediamente più piccola del solito, oltre che la produzione stessa, interessando anche melone e cocomero, i cui listini  non sono di soddisfazione per le imprese, alle prese con un mercato fiacco e poco recettivo.

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